L’odontotecnico digitale si prepara alla stampa 3D

Mercoledì, 30 Maggio 2018

Il laboratorio dell’odontotecnico diventa digitale. O meglio: lo diventa sempre di più. Sì perché quella dell’odontotecnico è una delle professioni più all’avanguardia nel campo dell’applicazione di tecnologie 3D.

Altrettanto smart c’è solo l’orafo, e il motivo è che per entrambi a contare è l’altissima personalizzazione e la bassa riproducibilità dei pezzi.

Così, già da qualche anno, gli odontotecnici stanno progressivamente dicendo addio a lavorazioni manuali e modelli in gesso e stanno passando alla stampa 3D. Specie perché i prezzi proibitivi dei primi modelli si stampante sono in rapida diminuzione. Fino a un paio di anni fa, infatti, acquistare una stampante 3D significava investire tra i 30 e i 60mila euro, ragion per cui spesso a potersi permettere la spesa erano studi di odontotecnici associati. Oggi alcune aziende specializzate in questo campo, come l’italiana Dws systems, stanno dando alla luce modelli più piccoli ed enormemente più economici. Si parla di 5-6 mila euro a pezzo, un prezzo che anche il singolo professionista con studio privato può permettersi.

“La vera trasformazione – spiega Davide Baldi, responsabile di Faberlab, il laboratorio di prototipazione rapida di Confartigianato Imprese Varese – è che se fino ad ora uno studio per approcciare questa tecnologia era costretto a rivolgersi a service dedicati per le stampe 3D e poi rivendere i pezzi, oggi con una piccola spesa può fare quasi tutto al proprio interno. Una di queste stampanti può creare fino a sei, sette arcate dentali complete. Nel caso di denti, può farne un numero enorme”.

Il passaggio, chiaramente, richiede un aggiornamento delle competenze. Per usare una stampante 3D, infatti, è necessario acquisire nuove skills, frequentare corsi di formazione e prendere dimestichezza con il cad specializzato, il software di progettazione assistita da computer specifico per le applicazioni dentali, indispensabile per modellare oggetti tridimensionali. Poi, c’è anche il software proprietario di ogni marchio di stampante, a cui si deve aggiungere la conoscenza sia delle resine e sia delle funzionalità di una determinata macchina.

“Certamente è necessario un cambiamento. – continua Baldi – Ma non bisogna pensare che un pezzo, una volta stampato, sia pronto per essere utilizzato: deve comunque subire un trattamento. la resina deve essere stabilizzata con raggi UV, modellata. La manualità insomma cambia, ma è sempre frutto di professionalità”.

Per adesso quindi, con le tecnologie disponibili, c’è bisogno di una post-produzione. Ma la vera rivoluzione è alle porte, ed è una stampante 3D che crea delle applicazioni dentali già pronte per essere utilizzate in bocca. Il dentista, fatta la scansione intra-orale, può inviare un semplicissimo file all’odontotecnico, che ci lavora. La tecnologia esiste già, ma sono rari gli odontotecnici che la usano. Anche perché il costo sale parecchio: si torna ai 50-60 mila euro. Ma come sempre accade quando una tecnologia è molto richiesta, i prezzi scendono anche di molto in pochi mesi.

“Con l’arrivo delle stampanti 3D di questo tipo – conclude Baldi -, quando bastano un file e una connessione internet per fare degli ordini, il lavoro dell’odontotecnico diventa globale e con esso anche la competitività. Ma è proprio questa la sfida”.

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